TRA IL SENIO ED IL SANTERNO, pubblicazione di carattere sociale, civile e culturale per il territorio del Comune di Solarolo, a salvaguardia della sua identità, delle sue origini, della sua storia e delle sue istituzioni, sostenuto, curato e realizzato da COOP. LIBERTAS SOLAROLO Registrazione della testata: Tribunale di Ravenna, Num. Reg. Stampa 1463, data del Decreto che autorizza la registrazione: 16/02/2021. Sede, Redazione, Amministrazione: Corso Mazzini n.31 - 48027 Solarolo (RA) Proprietario ed Editore: Coop. Libertas Solarolo Soc. Coop. a.r.l. Direttore responsabile: Maurizio Cortesi. Lo stampato viene distribuito gratuitamente ad ogni indirizzo di Solarolo. Ciò è reso possibile poiché il giornale si sostiene economicamente con i soli corrispettivi dei suoi inserzionisti.
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domenica 1 agosto 2021

2021-03 - I protagonisti della Banda : Dalmonte Luigi, per tutti “Gigetto d’Maciulè”

Fabio Baldi
I protagonisti della Banda

Dalmonte Luigi, per tutti “Gigetto d’Maciulè”






“La musica è la più bella delle arti belle e si esprime attraverso il suono”. Questa era la definizione che Gigetto predicava e pretendeva dai propri allievi nei tanti anni in cui è stato l’insegnante del corso di scuola musica della banda, riservato ad ottoni e percussioni. 

In quella frase c’era l’essenza del suo amore per la musica e più in generale per la banda. Nessuno ha mai dedicato più impegno, tempo e passione a questa istituzione di quanto non lo abbia fatto lui. Per tanti anni, “Gigetto era la banda e la banda era Gigetto”: ne era insegnante, presidente, vicemaestro, contrattista, economo, organizzatore, (ect) . 

La sua formazione musicale derivava solo in minima parte da quello che aveva potuto apprendere da bambino. Nel tempo, in età adulta, aveva sopperito a quella carenza, frequentando con grande umiltà diversi corsi di perfezionamento. Era tuttavia lo spirito e la capacità di essere umile, adattandosi talvolta alle esigenze dei ragazzi, che lo rendevano un bravo insegnante. 

Il suo volto aveva tratti non certo eleganti, ma che sicuramente rispecchiavano quella che era la sua indole di buona e brava persona, spesso di buon umore e difficilmente arrabbiata. Nel momento in cui qualche ragazzo la combinava davvero grossa, il suo sguardo rimaneva impietrito per qualche secondo, poi dietro gli occhiali indossati sulla punta del naso, spuntava un inevitabile e compiacente sorriso. Tutto questo lo rendeva simpatico ai giovani anche quando,inevitabilmente, doveva tenere un atteggiamento paternalistico e di richiamo.

In quegli anni, con grande frequenza, la banda veniva chiamata a suonare al seguito dei cortei funebri. Di certo non erano questi i servizi più ambiti da parte dei giovani bandisti, ma servivano a fare cassa ed erano un motivo valido per saltare qualche ora di lezione scolastica. Infatti, avevano spesso luogo nelle prime ore del pomeriggio, in qualche paese della Bassa Romagna. Era quindi necessario che i ragazzi uscissero prima da scuola . Per questo Gigetto si presentava alle segreterie delle scuole in divisa, e con l’autorità che la stessa gli conferiva, prelevava i ragazzi, li faceva salire sulla sua Volkswagen Passat blu (di cui possedeva l’unico esemplare presente, a quel tempo, su tutto il territorio romagnolo) e insieme volavano sul luogo della cerimonia. Si, volavano perché Gigetto guidava bene, ma col piede un po’ pesante.

Queste frequenti uscite anticipate e il contesto per il quale si rendevano necessarie, non passarono inosservate al resto della popolazione scolastica. Fu inevitabile che nascessero alcune dicerie, soprattutto, tra gli studenti più grandi, che iniziarono ad additare i ragazzi di Solarolo come beccamorti o qualcosa del genere.

Sempre a proposito di funerali, voglio ricordare quella volta che la banda fu fatta oggetto di uno scherzo piuttosto macabro. Qualche buontempone, fingendosi disperato e piangente, telefonò a Gigetto chiedendo che la banda si recasse a suonare per il funerale di un amico appena scomparso dettando nome del defunto, luogo e orario della cerimonia. Ci presentammo col pullman, al gran completo, a casa di un ignaro ed esterrefatto cittadino che, dopo aver fatto i dovuti scongiuri, ci disse di star bene e di non essere disposto a sacrificarsi per farci suonare.

Fortunatamente negli anni in cui Gigetto fu presidente non vi furono solamente servizi per i funerali, al contrario, grazie ad un organico numeroso e alla direzione del compianto Maestro Angelo Creonti, la banda si distinse in varie manifestazioni musicali sia di carattere regionale che nazionale. Quello fu un momento di grande risalto e Gigetto, col suo impegno e devozione, ne ebbe tanto merito.

[ F. B. ]


venerdì 2 aprile 2021

2021-02 - I protagonisti della Banda - Il Prof. Raffaele Babini, per tutti Raflè d’Zanfara

di Fabio Baldi
Tra le varie peculiarità che identificano l’anima di Solarolo, vi è quella di possedere, da oltre 200 anni, una propria banda musicale. Si tratta di una istituzione che oltre ad avere una componente culturale profonda e radicata nel tempo, rappresenta un importante momento di aggregazione per tutta la comunità. In un periodo di tempo corrispondente agli anni 70 e 80, almeno la metà dei ragazzi solarolesi si è cimentata nello studio di uno strumento musicale.

Io ero uno di questi. Fin da bambino iniziai a frequentare la scuola di musica entrando poi a far parte della banda nella primavera del lontano 1978. Per me fu quello il primo vero incontro con il mondo degli adulti. In quell’ambiente trovai personaggi schietti, autentici, ormai difficili da trovare nella nostra attuale società. E’ con il ricordo e una breve narrazione di alcuni di loro, che vorrei dare una descrizione di quell’ambiente nel periodo che ha rappresentato l’adolescenza e la gioventù di chi, come me, è nato negli anni sessanta. Inizio con il primo protagonista della banda con cui venni a contatto.

Claudio Folli, Davide Cassani e il Prof.Raffaele Babini

Prof. Raffaele Babini, per tutti Raflè d’Zanfara

Era l’insegnante che teneva il corso di scuola di musica per i clarinetti e i saxofoni. Io lo ricordo alto, magro, con gli occhiali e la sigaretta sempre accesa. Era un bravo maestro: metteva subito a proprio agio i nuovi allievi e con estrema semplicità ci insegnava la divisione del tempo, prima ancora che alle scuole elementari, avessimo affrontato il concetto matematico delle frazioni.
Contrariamente a quanto avviene oggi, la parte didattica dedicata al solfeggio, durava tantissimo tempo, e lui sapeva come rendercela meno noiosa. In seguito, a partire dal secondo o terzo anno di studi, per chi era in grado di suonare discretamente, si aprivano le porte del palcoscenico della sala del cinema (oggi purtroppo demolita) dove ogni anno, a fine corso, si teneva un saggio molto atteso da genitori, parenti e amici.

Raggiungere quel traguardo, che sarebbe stato il preludio all’entrata a far parte della banda, non era però semplice perché non tutti gli allievi erano intenzionati ad impegnarsi. Ciò era abbastanza frequente, in quanto la scuola di musica era completamente gratuita. In questo modo si permetteva la frequentazione ai ragazzi meno abbienti, ma anche a tutti coloro, che non erano interessati alla musica.

In un mondo dove non ci si incontrava sui social, frequentare il corso della banda era una bella occasione per uscire, incontrare gli amici e giocare. Tutto ciò era favorito dal fatto che le lezioni erano individuali, per cui sia prima, che dopo il proprio turno, c’era la possibilità di trascorrere del tempo con gli amici. Le lezioni avevano luogo in una porzione di corridoio al piano primo all’interno dell’edificio delle scuole elementari.

Noi ci soffermavamo nel corridoio del piano terra per giocare, far la lotta, chiacchierare e comunque far baccano. A volte, infastidito dall’eccessivo rumore e con il timore (fondato) che ci potessimo far del male, Raflè si affacciava dalle scale e faceva due urli minacciosi: “ne parlo con i vostri genitori, non vi faccio più venire” …sapevamo che non lo avrebbe fatto, ci voleva bene ed era una persona buona e tollerante.

Lo era, a suo modo, anche con chi ideologicamente non la pensava come lui, che era militante di sinistra. Oggi questo concetto sembra scontato, ma non lo era in quel tempo di forte contrapposizione politica tra comunisti e democristiani.

Era anche un ottimo strumentista ed esecutore, col clarinetto, degli assoli che arricchivano il repertorio della banda. Tutto questo però mi è stato solamente raccontato. Non ebbi mai la soddisfazione di suonare in banda con lui perché prima che io ne entrassi a far parte, una brutta malattia se lo portò via.

[ F.B. ]