TRA IL SENIO ED IL SANTERNO, pubblicazione di carattere sociale, civile e culturale per il territorio del Comune di Solarolo, a salvaguardia della sua identità, delle sue origini, della sua storia e delle sue istituzioni, sostenuto, curato e realizzato da COOP. LIBERTAS SOLAROLO Registrazione della testata: Tribunale di Ravenna, Num. Reg. Stampa 1463, data del Decreto che autorizza la registrazione: 16/02/2021. Sede, Redazione, Amministrazione: Corso Mazzini n.31 - 48027 Solarolo (RA) Proprietario ed Editore: Coop. Libertas Solarolo Soc. Coop. a.r.l. Direttore responsabile: Maurizio Cortesi. Lo stampato viene distribuito gratuitamente ad ogni indirizzo di Solarolo. Ciò è reso possibile poiché il giornale si sostiene economicamente con i soli corrispettivi dei suoi inserzionisti.
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sabato 3 aprile 2021

2021-02 - IL COMITATO COMUNALE ASP

di Diletta Beltrani

IL COMITATO COMUNALE ASP


Tutti i solarolesi ben conosceranno l’ASP della Romagna Faentina: si tratta infatti dell’Ente che ha attualmente in gestione la Residenza per anziani Bennoli.
Forse però non tutti sanno che nell’ambito della struttura organizzativa dell’ASP sono inseriti i Comitati Comunali, uno dei quali istituito ed operante anche nel Comune di Solarolo. Nata nel 2015 dalla fusione di due preesistenti realtà, tra cui la ex opera pia “prendersi Cura”, che già gestiva il Centro Anziani Bennoli, l’ASP della Romagna Faentina è presente sul nostro territorio (partecipata – in percentuali diverse – dai Comuni di Faenza, Brisighella, Castel Bolognese, Solarolo, Casola Valsenio e Riolo Terme) mediante la gestione di diverse residenze anziani e più in generale per cercare di fornire una risposta alle domande di assistenza provenienti soprattutto dalle fasce più deboli della popolazione, il tutto senza fini di lucro.

Per quanto riguarda Solarolo si tratta dunque di un ente che nasce ereditando una tradizione di assistenza già da tempo presente e radicata sul nostro territorio: non dimentichiamo infatti che il Bennoli esiste fin dalla seconda metà dell’Ottocento: l’originaria funzione di ospedale, ospitato nell’attuale struttura, eretta attorno alle metà del XIX secolo, è stata poi sostituita dall’attività di residenza per anziani.

Ed alcuni solarolesi, nei locali del Bennoli hanno anche frequentato la scuola media!

Le fondamenta dell’ASP sono dunque ben radicate sul territorio: da qui la naturale conseguenza dell’interesse a mantenere saldo il forte legame con le comunità di riferimento, legame derivante dalla tradizione e dalle relazioni con il tessuto sociale, con lo scopo di favorire la partecipazione e la trasparenza, perseguendo la vicinanza ed il contatto diretto con la comunità come elementi di valore.

Trovo giusto ed importante che sia così, anche per la sensibilità degli ambiti in cui l’ASP quotidianamente opera.

E proprio al fine di coltivare questa unione con i territori, tra gli organi di partecipazione dell’Ente è costituito in ciascun Comune socio, nel quale siano presenti servizi e/o beni immobili dell’ASP della Romagna Faentina un Comitato Comunale, quale organismo locale di partecipazione, di rappresentanza degli interessi del territorio, di promozione della solidarietà e della cittadinanza attiva e di confronto con gli organi dell’Azienda.

I comitati comunali sono composti da cinque membri nominati dal Sindaco, ad espressione e rappresentanza delle associazioni di volontariato e sindacali presenti sul territorio e con interesse e conoscenza dei servizi alla persona. Nella composizione attuale il Comitato Comunale di Solarolo è composto, oltre che dalla sottoscritta, indicata dalla minoranza consiliare, anche da Antonio Bacchilega, Maurizio Camorani, Luigi Mainetti e Luigi Fagnocchi.

Il ruolo di questi comitati è sulla carta meramente consultivo e può distinguersi in due ambiti: uno più formale, riguardante l’amministrazione dell’Ente, che si esplica mediante l’espressione di un parere nei casi in cui l’Ente debba procedere ad alienazioni di patrimonio immobiliare disponibile e/o a modifiche alla capacità ricettiva dei servizi residenziali e semiresidenziale e nell’espressione, una volta all’anno, di un parere sul piano di gestione dei servizi e sul piano di conservazione, valorizzazione ed utilizzo del patrimonio da parte dell’Azienda.

Ma lo stesso Regolamento per la costituzione ed il funzionamento dei comitati comunali dell’ASP, attribuisce ai comitati una ulteriore ed interessante funzione: di svolgere cioè anche “compiti propositivi, formulando agli organi dell’azienda, sulla base dell’analisi e dello studio dei bisogni espressi dal territorio, indicazioni e proposte per far fronte agli stessi attraverso nuovi servizi o interventi sperimentali”.

Ritengo che si tratti del compito più importante attribuito ai Comitati Comunali, che li rende adatti a raccogliere bisogni, suggerimenti e indicazioni, per poi farsi da portavoce presso l’ASP di quanto acquisito dai propri concittadini.

Auspico che l’attuale Comitato Comunale possa realmente e concretamente fare da tramite tra la popolazione e l’Azienda, attuando quella collaborazione che può e deve essere alla base di una risposta puntuale ed attenta ai bisogni di tutti ed in particolare delle fasce più deboli della popolazione.

[ D.B. ]


venerdì 2 aprile 2021

2021-02 - I protagonisti della Banda - Il Prof. Raffaele Babini, per tutti Raflè d’Zanfara

di Fabio Baldi
Tra le varie peculiarità che identificano l’anima di Solarolo, vi è quella di possedere, da oltre 200 anni, una propria banda musicale. Si tratta di una istituzione che oltre ad avere una componente culturale profonda e radicata nel tempo, rappresenta un importante momento di aggregazione per tutta la comunità. In un periodo di tempo corrispondente agli anni 70 e 80, almeno la metà dei ragazzi solarolesi si è cimentata nello studio di uno strumento musicale.

Io ero uno di questi. Fin da bambino iniziai a frequentare la scuola di musica entrando poi a far parte della banda nella primavera del lontano 1978. Per me fu quello il primo vero incontro con il mondo degli adulti. In quell’ambiente trovai personaggi schietti, autentici, ormai difficili da trovare nella nostra attuale società. E’ con il ricordo e una breve narrazione di alcuni di loro, che vorrei dare una descrizione di quell’ambiente nel periodo che ha rappresentato l’adolescenza e la gioventù di chi, come me, è nato negli anni sessanta. Inizio con il primo protagonista della banda con cui venni a contatto.

Claudio Folli, Davide Cassani e il Prof.Raffaele Babini

Prof. Raffaele Babini, per tutti Raflè d’Zanfara

Era l’insegnante che teneva il corso di scuola di musica per i clarinetti e i saxofoni. Io lo ricordo alto, magro, con gli occhiali e la sigaretta sempre accesa. Era un bravo maestro: metteva subito a proprio agio i nuovi allievi e con estrema semplicità ci insegnava la divisione del tempo, prima ancora che alle scuole elementari, avessimo affrontato il concetto matematico delle frazioni.
Contrariamente a quanto avviene oggi, la parte didattica dedicata al solfeggio, durava tantissimo tempo, e lui sapeva come rendercela meno noiosa. In seguito, a partire dal secondo o terzo anno di studi, per chi era in grado di suonare discretamente, si aprivano le porte del palcoscenico della sala del cinema (oggi purtroppo demolita) dove ogni anno, a fine corso, si teneva un saggio molto atteso da genitori, parenti e amici.

Raggiungere quel traguardo, che sarebbe stato il preludio all’entrata a far parte della banda, non era però semplice perché non tutti gli allievi erano intenzionati ad impegnarsi. Ciò era abbastanza frequente, in quanto la scuola di musica era completamente gratuita. In questo modo si permetteva la frequentazione ai ragazzi meno abbienti, ma anche a tutti coloro, che non erano interessati alla musica.

In un mondo dove non ci si incontrava sui social, frequentare il corso della banda era una bella occasione per uscire, incontrare gli amici e giocare. Tutto ciò era favorito dal fatto che le lezioni erano individuali, per cui sia prima, che dopo il proprio turno, c’era la possibilità di trascorrere del tempo con gli amici. Le lezioni avevano luogo in una porzione di corridoio al piano primo all’interno dell’edificio delle scuole elementari.

Noi ci soffermavamo nel corridoio del piano terra per giocare, far la lotta, chiacchierare e comunque far baccano. A volte, infastidito dall’eccessivo rumore e con il timore (fondato) che ci potessimo far del male, Raflè si affacciava dalle scale e faceva due urli minacciosi: “ne parlo con i vostri genitori, non vi faccio più venire” …sapevamo che non lo avrebbe fatto, ci voleva bene ed era una persona buona e tollerante.

Lo era, a suo modo, anche con chi ideologicamente non la pensava come lui, che era militante di sinistra. Oggi questo concetto sembra scontato, ma non lo era in quel tempo di forte contrapposizione politica tra comunisti e democristiani.

Era anche un ottimo strumentista ed esecutore, col clarinetto, degli assoli che arricchivano il repertorio della banda. Tutto questo però mi è stato solamente raccontato. Non ebbi mai la soddisfazione di suonare in banda con lui perché prima che io ne entrassi a far parte, una brutta malattia se lo portò via.

[ F.B. ]